Corte suprema indiana: diritto al cibo anche per i lavoratori migranti

Risposta a una petizione per i disoccupati rimasti lontano dai propri villaggi a causa della pandemia. I giudici hanno richiamato i governi locali a garantire la sicurezza alimentare di tutti nel Paese. Il gesuita padre Jothi: "Non si usi la scusa dei documenti per lasciare affamato chi ha più bisogno".


La Corte suprema ha stabilito che anche il diritto al cibo ricade sotto la tutela del diritto alla vita, sancito dall'articolo 21 della Costituzione indiana. Per questo, hanno stabilito i giudici il 29 giugno rispondendo a una petizione, è un preciso dovere di tutti gli Stati e governi provvedere alla sicurezza alimentare dei poveri.


Tre attivisti - Anjali Bharadwaj, Harsh Mander e Jagdeep Chhokar – hanno sollevato la questione chiedendo misure di sostegno per i lavoratori migranti che si sono trovati di nuovo ad affrontare difficoltà a causa di coprifuoco e lockdown imposti nella nuova ondata della pandemia. Nella sua risposta di 80 pagine, la Corte suprema cita il dato dell'Ufficio nazionale di statistica secondo cui in India vi sono 380 milioni di persone che lavorano nell'economia informale e sostiene che la loro sicurezza alimentare è un dovere a cui il governo deve adempiere.


“Questi lavoratori - scrivono i giudici - rappresentano un quarto dell'intera popolazione e non avendo un impiego permanente sono usati in lavori saltuari in zone lontane dal proprio luogo di nascita. Ma il loro è un contributo significativo allo sviluppo del Paese”. Ciò nonostante durante la pandemia sono rimasti in gran parte esclusi dalle forme di aiuto messe in atto dai governi locali, perché privi dei documenti necessari. Di qui l'invito della Corte suprema a intervenire per garantire il diritto al cibo.


Il gesuita Irudya Jothi, direttore del centro Udayani (Risveglio) di Calcutta e membro della campagna 'Diritto al cibo e al lavoro' nel West Bengal, commenta ad AsiaNews questa sentenza esprimendo la propria soddisfazione: “Accogliamo con favore l'indicazione della Corte suprema a provvedere al cibo per i lavoratori migranti e a rivedere le politiche della sicurezza alimentare previste dal National Food Security Act del 2013. Ci attiveremo affinché queste direttive vengano attuate nei singoli Stati indiani. Abbiamo sempre chiesto che ci fosse una copertura universale nell'accesso al cibo in questa terra così ricca di risorse e anche un incremento nella qualità dell'alimentazione, con l'aggiunta di più principi nutritivi”.


“Continueremo a opporci - aggiunge - a ogni tentativo di legare al possesso di documenti di identità biometrici le distribuzioni di cibo. Comporterebbe molti problemi e di fatto lascerebbe ancora senza nulla la maggior parte di chi ha bisogno”.


Source: AsiaNews