La povertà delle famiglie nel mondo: anteprima del Rapporto 2020 del Family International Monitor

Press Release





Le famiglie con un solo genitore sono a maggior rischio di povertà in Kenya, Libano e Cile, mentre in Italia sono le famiglie numerose ad avere problemi economici; la violenza domestica è ancora un problema grave – anche se sommerso – in Spagna; in Benin gli anziani sono sempre più soli e in Sudafrica è particolarmente rilevante il fenomeno delle mamme adolescenti.


Sono i primi dati che emergono dal rapporto su famiglia e povertà relazionale del Family International Monitor, il progetto di ricerca internazionale promosso dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, l’Università Cattolica di Murcia (Spagna) e il Centro Internazionale di Studi sulla Famiglia di Milano per analizzare e raccontare le concrete condizioni di vita delle famiglie nel mondo.

Il primo triennio di attività del Family Monitor è stato dedicato al tema “famiglia e povertà”, anche in considerazione degli Obiettivi ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Il cuore dell’indagine sono report nazionali realizzati da centri universitari e di ricerca attivi in dieci Paesi del mondo: Benin, Brasile, Cile, India, Italia, Kenya, Libano, Messico, Spagna e Sudafrica.

Il rapporto mette al centro la famiglia come soggetto attivo, protagonista delle proprie scelte e considera la povertà come fenomeno multidimensionale, di cui misurare non solo la mancanza di risorse economiche, ma anche i rischi e le vulnerabilità educative, relazionali, di isolamento e marginalità.

“Secondo una prima esplorazione dei principali risultati della ricerca – spiega Francesco Belletti, direttore del Cisf e responsabile scientifico del Family Monitor - la povertà economica e relazionale delle famiglie dipende da un complesso sistema di interazioni, dove le risorse e le fragilità delle famiglie si confrontano e si scontrano con le dinamiche economiche, culturali e politiche”.

“Dalla ricerca - continua Belletti - emergono due elementi generali: da un lato si riscontra una serie di elementi comuni a diversi contesti nazionali, in aggiunta ad alcune specificità delle singole nazioni; dall’altro lato, l’influenza dei fattori sociali, culturali, politici ed economici a livello macro sociale ha rilevanza pari a quanto accade a livello di relazioni micro”.

Tra i fattori sociali di stress che si riscontrano in modo omogeneo nelle diverse nazioni, ci sono la difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia, il disagio creato dalle relazioni digitali e la disuguaglianza.


“La famiglia la riconosciamo come motore della storia e pretendiamo che le sia riconosciuta tale vocazione” commenta Vincenzo Paglia, presidente del Family International Monitor e Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II: “Siamo convinti che se vanno bene le cose tra l’uomo e la donna andranno bene anche le nostre società. E, ovviamente, è vero anche il contrario. L’esperienza della pandemia che ha improvvisamente e drammaticamente travolto le nostre vite personali, come quelle delle nostre società, le nostre economie, le nostre politiche, ha mostrato ancora una volta l’evidenza di questa verità”. “Osservare le famiglie, le loro storie, le vulnerabilità e le opportunità di cui sono portatrici – conclude Paglia - ci aiuta a conoscere la qualità della civiltà di un popolo, la stabilità e la forza di un paese, e allo stesso tempo ci offre qualche luce per edificare un futuro più umano per tutti”.


“La qualità della condizione familiare è un indicatore di primaria importanza per il monitoraggio dello stato di salute di una società civile e per la valutazione dell’intero sistema politico e culturale” gli fa eco Pierangelo Sequeri, preside dell’Istituto Giovanni Paolo II e vicepresidente del Family International Monitor: “La famiglia è un punto di forza della produzione del bene comune e della circolazione dei beni relazionali, che danno forma all’ambiente sociale in cui si formano e si sviluppano le persone. Dove la famiglia stessa è considerata una dimensione secondaria della costruzione del sistema civile, che tratta la società essenzialmente come un insieme di individui, la qualità del suo apporto al bene comune non è realmente riconosciuta. Questo difetto di riconoscimento è destinato a creare una frattura sempre più grande – e pericolosa – fra la persona e la comunità”.


“Nel complesso – aggiunge Belletti - i dati dell’indagine mostrano che le risorse e la resilienza delle famiglie sono ancora più utili ed attive proprio di fronte alle sfide sociali ed economiche più difficili. I dati raccolti confermano che in quasi ogni nazione le relazioni familiari sono la più importante risorsa per affrontare le tensioni e le difficoltà interne ed esterne nella vita quotidiana delle famiglie, ma la loro importanza è ancora più decisiva per le persone più vulnerabili e marginali”.


La versione completa del Rapporto su famiglia e povertà relazionale verrà pubblicata nell’autunno 2020. Tutto il materiale sul rapporto si può trovare sul sito internet www.familymonitor.net



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