Politiche a favore della Famiglia al Tavolo dei Negoziati

Imelda Diouf, Sekwele Centre for Family Studies



Congratularci con noi stessi per la nostra risposta al COVID è un’arma a doppio taglio.


Non ci sono più rapporti relativi a richieste disattese per sottoporsi al test di positività al COVID. Gli ospedali da campo vengono chiusi. Non c’è più richiesta di respiratori. L’economia si sta riaprendo. La popolazione indossa ancora le mascherine e disinfetta senza eccessive lamentele. Il Ministro della Salute, il Dottor Zweli Mkhize, ha recentemente segnalato all’Assemblea Nazionale che la pandemia di Covid-19 sta declinando, con meno casi positivi segnalati. Le sue parole sono piene di speranza; “Come sudafricani, possiamo affermare di esserci lasciati il peggio alle spalle”. In effetti, dei 638.517 casi confermati, 563.891 persone si sono curate, il che si traduce in un notevole tasso di guarigione equivalente all’88%. E sebbene ogni morte sia una tragedia, il numero totale di morti collegate al COVID è solo di 14.889, contrariamente alla triste prospettiva di alcuni mesi fa che prevedeva centinaia di migliaia di morti.


Tuttavia, se si sta gestendo la crisi sanitaria, allora non è più accettabile fare ricorso al “non si può fare a causa del COVID”. Non esistono più scuse per non affrontare il saccheggio dello Stato durante la pandemia e prima della stessa. Non vi è più alcuna scusa per non implementare il Piano di Sviluppo Nazionale 2030 (National Development Plan 2030). Non ci sono più scuse per accettare le scarse prestazioni dei politici che si sono nascosti dietro a un lockdown di minacce e dei funzionari pubblici che hanno usato la scusa del “non si può fare a causa del COVID”. Non ci sono scuse per la mancata implementazione del Libro Bianco sulle Famiglie (2013).


Com’era prevedibile, il termine “patto sociale” è entrato nuovamente a far parte del linguaggio dei politici e dei funzionari pubblici. Se la popolazione non può essere repressa dalle preoccupazioni legate a una pandemia, allora un promemoria del contratto sociale tra il governo e le persone diventa uno strumento utile. In un recente discorso per il Giorno della Donna, il Presidente Cyril Ramaphosa ha sfoderato nuovamente il solito vecchio “Oggi ci impegniamo per un nuovo patto sociale con le donne di questo paese informate dal nostro impegno collettivo per l’uguaglianza di genere”, sebbene l’incidenza quotidiana di stupri, omicidi, rapimenti e mutilazioni racconti una storia diversa in relazione alla pandemia di genere pubblicamente dichiarata.


Il Sudafrica potrebbe non affrontare mai una seconda ondata di COVID e anche se questo avvenisse, il Paese è sicuramente provvisto delle infrastrutture e dell'esperienza necessarie per gestire l'attuale pandemia. Pertanto, ora è giunto il momento per il settore della famiglia di ripensare al patto sociale e contrattare con decisione presso il tavolo di negoziazione. Il lockdown ha evidenziato la necessità di famiglie capaci e resilienti che siano in grado di gestire i budget familiari messi a dura prova, l’educazione dei bambini, la cura per i membri vulnerabili e di gestire il conflitto e la violenza a livello dell’unità domestica. Il settore della famiglia, che comprende votanti e cittadini, di conseguenza, deve presentarsi al tavolo di trattativa con una chiara agenda di politiche in favore della famiglia e di meccanismi di consegna di servizi che rafforzeranno le unità domestiche e le famiglie.


La famiglia sudafricana include e si definisce non solo come famiglia nucleare (madre, padre e bambini) ma anche come famiglia di genitori single, multigenerazionale, di nonni, di omosessuali e di fratelli. La famiglia è un concetto ampio; di conseguenza, essere a favore della famiglia significa supportare tutte le categorie di famiglie facenti parte del contesto del paese. Come detentore di diritti delle politiche familiari, il settore ha anche bisogno di assicurare che i bisogni familiari siano una parte dei dibattiti economici attuali in cui l’impatto sugli utenti finali viene in qualche modo omesso dai processi di pianificazione e di preventivazione. È necessario ricordare agli economisti e a coloro che elaborano le politiche che le questioni economiche non possono e non devono essere perseguite alle spese delle questioni sociali. La politica economica separata dalla politica sociale si limita a rimandare il problema della povertà a più tardi. Le politiche in favore della famiglia devono guidare le leggi, i programmi, gli interventi pubblici e il supporto rivolto alle unità domestiche per promuovere e valorizzare la vita familiare, le unioni maritali, la riproduzione, la cura dei bambini, la cura intergenerazionale e la capacità di costruire. Le famiglie devono essere supportate laddove stanno già lottando, ma devono anche essere rafforzate quando sono sotto minaccia.


Il Piano di Sviluppo Nazionale 2030 descrive ulteriormente un patto sociale che, in essenza, è un “accordo tra persone individuali in una società o tra le persone ed il loro governo che definisce i diritti e i doveri di ciascuna parte mentre al contempo costruisce la solidarietà nazionale”. Dal punto di vista della fornitura dei servizi, i doveri del governo sono chiaramente dettagliati nei 14 Risultati Prioritari (Priority Outcomes) per il raggiungimento del Piano di Sviluppo Nazionale. Essi includono, tra gli altri, l'educazione e la sanità, la sicurezza, l’impiego per mezzo della crescita inclusiva, la migliorata qualità della vita nelle unità domestiche ed un obiettivo che è particolarmente significativo in questi tempi di COVID: un sistema di protezione sociale onnicomprensivo, reattivo e sostenibile. Tutte priorità molto focalizzate sulla famiglia.


Il problema circa il patto sociale, tuttavia, è che in linea di massima non viviamo come individui. Viviamo in unità familiari, principalmente con una famiglia. Le nostre preoccupazioni individuali e le necessità si estendono al gruppo di persone che sono la nostra unità di funzione affiliata. In una democrazia, sebbene gli individui possano votare per i propri rappresentanti politici, l'attività sociale (incluso il voto) non è quasi mai completamente individuale. Il funzionamento della famiglia e le relazioni familiari supportano le decisioni, la crescita e lo sviluppo (o non lo fanno, a scapito dell’individuo).


Mentre la politica a favore della famiglia può influenzare il benessere della famiglia quando il governo è un partner impegnato, le famiglie stesse devono riconoscere la propria azione. La strategia di risposta per le famiglie delineata nel Libro Bianco si focalizza su: promozione della vita familiare, rafforzamento della famiglia e preservazione della famiglia. All’interno del patto sociale, il settore della famiglia come detentore di diritti deve assicurare che esso spinga in direzione di politiche in favore della famiglia e di servizi per: “Migliorare le capacità delle famiglie e dei loro membri di stabilire interazioni sociali che apportino un contributo significativo verso un senso di comunità, coesione sociale e solidarietà nazionale”.


L’attuale studio del Family International Monitor (FIM) su Famiglia e Povertà offre principi guida preziosi per affrontare la capacità e il funzionamento. Il sistema relazionale primario di cura della famiglia, educazione ed economia, e l’abilità di essere cittadini attivi per le politiche a favore della famiglia, sono fattori importanti per il raggiungimento del benessere. Focalizzandosi sui fattori relazionali che determinano la capacità della famiglia, lo studio è un potente promemoria del fatto che il settore della famiglia non può e non deve vedere se stesso come un partner silente all'altro lato del tavolo di trattativa.


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