Qualunque cosa accada

Aggiornato il: 10 dic 2020

Don Andrea Ciucci, Direttore Relazioni Internazionali del Family International Monitor.



La trasmissione della fede in famiglia è, non di rado, un tema più annunciato e richiamato che realmente riconosciuto quale parte essenziale dell’annuncio evangelico cui la Chiesa tutta, nei diversi carismi e vocazioni, è continuamente chiamata. L’ennesima riprova emerge evidente in questo tempo di pandemia, dove le pesanti limitazioni delle attività comunitarie inducono molti a pensare a una stagione di grave riduzione della vita ecclesiale e, conseguentemente, della sua missione. In realtà, complice un lockdown che sta costringendo tutti a una vita molto più casalinga, le famiglie, anche quello non particolarmente coinvolte nella vita della Chiesa, stanno svolgendo un prezioso ruolo in ordine almeno a tre esperienze che, soprattutto i più piccoli vivono e che interpellano la coscienza credente di tutti.


Anzitutto i bambini stanno imparando a fare i conti quotidianamente con il mistero tragico della morte (raramente i piccoli partecipano ai funerali, neanche quelli dei parenti più stretti, né certamente hanno mai visto una salma) e con una paura (della malattia propria o dei familiari) diffusa. Queste esperienze così potenti, ordinariamente mai vissute in Italia con tale intensità da nessuna generazione nata dopo la guerra, muovono, anche nei più piccoli, domande, dubbi e insicurezze del tutto nuove.


La seconda esperienza è quella di una povertà del tutto imprevista e mai conosciuta. Impoverimento delle vite quotidiane, prima segnate da un iperattivismo quasi completamente azzerato dalle misure di contenimento, un impoverimento quantitativo e qualitativo delle relazioni interpersonali, non di rado anche un impoverimento economico, dovuto alla grave crisi generata dalla situazione. Ciò che era scontato, quasi dovuto, è diventato un optional raro e prezioso.


Infine, ai bambini e ai ragazzi è stato improvvisamente chiesto un surplus di responsabilità personale, urgente e grave. È stato detto loro che la salute (talvolta la vita stessa) loro, dei nonni, dei familiari e degli amici dipende non poco dai loro comportamenti virtuosi e che nessuno può sostituirsi a loro in tutta una serie di scelte dalle conseguenze importanti, anche drammatiche.


Davanti a queste esperienze per certi versi limite, le famiglie, nella normalità dei loro vissuti, offrono (e sono chiamate a riscoprire tale dono prezioso) una vera e propria esperienza kerigmatica, in cui la Pasqua di Gesù risuona come buona notizia per la vita di ciascuno.


Lo fanno anzitutto offrendo normalmente un ambiente affettivamente caldo e caratterizzato da forti legami di cura, in cui paure e domande possono essere accolte e accompagnate: i dialoghi che nascono in casa non sono quelli di un dibattito di filosofia bensì quelli che guardano alle persone prima che alle idee, ai loro bisogni, ai vissuti che si esprimono nelle parole e nelle domande. Con i suoi genitori a fianco, un bambino affronta anche le situazioni peggiori sapendosi amato, accolto e protetto «qualunque cosa accada», come promette il padre protagonista del terribile e magnifico romanzo La strada di Cormac McCarthy. Nel lasciare emergere le domande provocate dai fatti quotidiani, nelle piccole narrazioni evangeliche con cui si prova insieme a discernere gli avvenimenti, nella semplice preghiera che affida al Signore le notizie appena annunciate in televisione, in tutto questo traspare ed è testimoniata la bontà dell’annuncio pasquale, nella cui memoria è possibile vivere anche questo tempo travagliato.


In questa pratica quotidiana, le famiglie esibiscono la forza di un’esperienza credente che più che offrire una visione risolta della storia, mostra la necessità di abitarla e la possibilità di viverla insieme, accompagnandosi reciprocamente e sentendosi accompagnati dalla presenza di Dio che, questa storia, la abita e la salva.


Nello sguardo positivo generato dalla Pasqua di Gesù progressivamente ci si aiuta, infine, a convertire il pessimismo e la lamentosità in una responsabilità che costruisce il futuro. Anche grazie a questa memoria ogni giorno i genitori motivano all’impegno i più piccoli, e reciprocamente ci si provoca a vivere con più intensità quell’attenzione concreta e generosa verso i più poveri che Papa Francesco propone esemplarmente ai numeri 289-290 di Amoris laetitia.


Molto più di quello che si possa credere, nella vita quotidiana le famiglie lasciano risuonare la Pasqua di Gesù e a essa si ispirano. Così facendo rendono ragione della speranza che abita anche questi giorni così difficili. Tutto ciò è ricchezza preziosa per l’intera comunità cristiana, chiamata a riconoscere effettivamente questo servizio che vede le famiglie non più fondamentalmente destinatarie di una cura pastorale ma soggetti attivi e fecondi della missione ecclesiale.


Da L'Osservatore Romano